La Riflessologia dei Microsistemi Integrati® utilizza una propria mappatura del corpo e delle funzioni riflesse, così come anche il sistema di trattamento delle suddette zone è unico nel suo genere. Per zona riflessa si intende un punto della superficie corporea sul quale si proietta una funzione o una zona situata anatomicamente lontano da tale punto. L’azione su questi punti permette di inviare messaggi alla parte interessata per ottenere una risposta ben precisa in base al tipo di stimolo effettuato.

Trattamento RMI

La straordinaria versatilità di questo sistema terapeutico permette ad ogni operatore di continuare ad utilizzare i sistemi terapeutici che preferisce. Senza stravolgere l’intero bagaglio tecnico, il trattamento RMI si inserisce universalmente all’interno di qualsiasi tecnica terapeutica.

I punti di trattamento delle mappe RMI possono dunque essere stimolati con qualsiasi strumento, in base alle abilità e conoscenze tecniche dell’operatore. Stimolatori elettrici, apparecchi laser, frequenze elettromagnetiche, stimolatori a pressione, tecniche di moxi-bustione, tecniche manuali e diapason sono alcuni degli innumerevoli strumenti utilizzabili per il trattamento.

Trattamento dei punti RMI

Partendo dal presupposto che l’organismo sia un sistema complesso di apparati che cooperano tutti per garantire un’integrità funzionale, possiamo facilmente dedurre che esista una fitta rete di interconnessione che permette ad ogni zona del corpo di relazionarsi con le altre. Grazie a questa strabiliante rete di comunicazione l’organismo comunica con le sue parti più lontane.
Ecco che la stimolazione di un punto del piede può essere percepita a livello della testa così come la stimolazione di un punto auricolare può riflettersi su una funzione viscerale.

Tutto questo è possibile grazie al fatto che ogni distretto dell’organismo possiede una sorta di ologramma nel quale si proiettano le funzioni di tutto il corpo. Per esempio il riflesso dell’intestino è possibile trovarlo nella mano, nel piede, nel cranio, nel naso, nell’ombelico e così via.

Il metodo RMI è basato sulla stimolazione simultanea di più punti localizzati in zone diverse ma riferite alla stessa funzione, questo permette all’organismo di ricevere un comando nitido per la funzione che deve ripristinare.

In tutto il mondo esistono svariati sistemi di riflessologia, alcuni provenienti dal passato, altri invece di nuova generazione, tutti degni di grande rispetto. Ogni scuola di pensiero possiede la propria interpretazione per quello che riguarda la generazione delle mappe ed il loro utilizzo terapeutico, addirittura lo stesso tipo di mappa può differire da scuola a scuola, complicando notevolmente la faccenda. Nell’auricoloterapia, ad esempio, esistono tre tipi differenti di interpretazione della mappatura dell’orecchio, una francese, l’altra cinese ed una addirittura americana; lo stesso possiamo dirlo per l’iridologia e cosi via.

Una mappa generica di auricoloterapia

Una mappa generica americana

La prima domanda che sorge spontanea è dunque “qual è quella giusta?”, la risposta è molto semplice: “tutte sono giuste”. Il nostro organismo è costellato di aree riflesse, ed è ovvio che non esista solo un punto dove reperire quel riflesso, bensì molte zone di pertinenza simile dislocate un po’ ovunque.

La prima grande differenza della RMI è infatti proprio questa, ovvero quella di non sposare una sola scuola di pensiero, ma invece quella di aver creato una mappa che le raggruppa tutte e dove addirittura sono stati studiati gli effetti sinergici dei vari punti trattati contemporaneamente.

Se ad esempio prendiamo la riflessologia facciale abbiamo la mappa cinese, quella vietnamita oppure quella indiana, che differiscono per alcune aree di trattamento, ebbene la mappa dei microsistemi integrati le contiene tutte: la loro collocazione è stata rivista e studiata per generare un unico modello interpretativo, al fine di poter sfruttare al meglio la funzione di ognuna.

Ma non finisce qui perché questo sistema ha messo a punto anche tutta una serie di diagrammi molto elaborati che spiegano come si originano i singoli stati emozionali e quale percorso seguono all’interno del nostro organismo. Queste mappe sono esclusive della RMI e sono state messe a punto dopo anni di ricerca nel campo della medicina cinese e della psicosomatica.

Un segmento di una mappa specifica della RMI

La terza grande differenza di questo metodo è il fatto che esso non si approccia al trattamento utilizzando un solo microsistema, (es. solo il piede, solo la mano o solo l’orecchio) bensì unisce l’effetto sinergico di tutte queste zone insieme creando un effetto molto potente di risposta dell’intero organismo.

Nel trattamento con la RMI infatti, si stimolano più microsistemi contemporaneamente durante la stessa seduta: questo permette al corpo di ricevere lo stesso comando da zone diverse dell’organismo e come tale, aumenta notevolmente l’effetto del trattamento.

Un segmento di una mappa specifica della RMI

La quarta caratteristica della RMI consiste nel fatto che qualsiasi area del corpo può essere trattata su tre livelli diversi di profondità (superficiale, media e profonda). Grazie a questo sistema è possibile agire sulla stessa area del corpo, raggiungendo obbiettivi differenti.

L’area di superficie è quella di pertinenza emozionale, su questo livello si trattano tutti i disturbi emotivi come ad esempio, l’ansia, la tristezza, la paura, la rabbia e così via; l’area media invece tratta tutti i disturbi di recente insorgenza mentre il livello profondo si occupa di tutti quei disturbi di vecchia data che ormai si sono radicati nell’organismo.

La quinta caratteristica dell’R.M.I consiste nel fatto che ogni trattamento è accompagnato da una pratica respiratoria specifica, messa a punto appositamente per ogni singolo disturbo: il terapeuta dunque diviene anche un trainer con il quale imparare a modificare il proprio respiro per riportarlo nel giusto equilibrio.

Ogni stato emozionale infatti, modifica la respirazione in base alle proprie caratteristiche: l’ansia ad esempio innalza il respiro verso la testa e raddoppia il rapporto della fase inspiratoria rispetto a quella espiratoria.

In ultima analisi dobbiamo spendere due parole anche per ciò che concerne le manovre manuali di questo sistema: esse infatti sono uniche nel loro genere e sono state messe a punto proprio per poter trattare ogni tipo di disturbo emotivo. L’uso di manovre come il pushing, il blooming, lo slip down, il turning o il tickling sono appannaggio esclusivo della Riflessologia dei Microsistemi Integrati, così anche come l’utilizzo dei diapason sulle aree riflessologiche. Insomma la RMI rappresenta realmente un salto di qualità nel campo della riflessologia.

Il Massaggio

Massaggio nell’antico Egitto (Tomba di Akmanthor, 2330 a.C.)

Il massaggio è senza dubbio la più antica forma di trattamento dei disturbi fisici: efficace metodo per alleviare disturbi di vario genere, esso rappresenta anche uno dei gesti più naturali che compiamo automaticamente quando abbiamo una parte del corpo indolenzita o vogliamo alleviare la sofferenza di qualcuno. Ogni civiltà ha fatto uso del massaggio per guarire i dolori, decontrarre la muscolatura e ridurre la fatica. Già al tempo degli antichi Egizi si parla del massaggio come strumento terapeutico, in Cina e in India è divenuto uno degli strumenti più studiato e apprezzato. Ippocrate stesso, fondatore della moderna medicina dichiarava che per mantenere la salute si doveva mangiare correttamente, fare massaggi, stare all’aria fresca, fare bagni risanatori, riposare e ascoltare della buona musica. Omero invece ci parla del massaggio come strumento per ripristinare la salute dei soldati dopo una battaglia, mentre ci risulta che Giulio Cesare amava farsi massaggiare quotidianamente per alleviare i suoi mal di testa.

Massaggio Tui Na, Cina.

Fregio del Tesoro di Sifnos (c. 525 a.C., Delfi)

Sulla nascita del termine massaggio vi sono ipotesi divergenti e contrastanti, alcuni sostengono che derivi dalla parola greca massein ossia modellare o impastare, altri attribuiscono questo nome alla parola araba mashes che significare premere, frizionare, e infine ci sono coloro che pensano che esso derivi dalla parola ebraica masech che significa esercitare una pressione su un punto. Ma indipendentemente da quale sia l’origine del suo nome, il massaggio resta un ottimo strumento per aiutare l’organismo a mantenere il suo equilibrio.

Fondamentalmente anche la Riflessologia dei Microsistemi Integrati (RMI) è un metodo che appartiene alla grande famiglia del massaggio: essa non solo utilizza le mani come strumento primario di trattamento ma vi associa una seconda caratteristica che rende la tecnica unica nel suo genere, ovvero il principio della polarità. Secondo i dettami della medicina tradizionale cinese, l’uomo e la donna differiscono energeticamente tra loro perché possiedono una polarità esterna invertita, l’uomo è Yang e la donna è Yin. Questa differenza di potenziale esterno permette all’energia del corpo di attrarsi come una calamita e di conseguenza di reagire maggiormente al trattamento. Per questo motivo, nella pratica della RMI si consiglia che il terapeuta sia sempre di sesso opposto rispetto al paziente.

Massaggio Tui Na, Cina.

Massaggio Tui Na, Cina.

Nella RMI le mappe sono suddivise per obbiettivo, ovvero per bersaglio energetico. Il metodo prevede due differenti tipi di trattamento, il primo definito massaggio globale ed il secondo definito invece massaggio specifico. Nel massaggio globale lo scopo è quello di ripristinare una completa risposta del tessuto interstiziale: spesso infatti questa fitta rete di impulsi si frammenta in “isole separate” a causa di stress molto violenti o lungamente mantenuti. Il massaggio globale ha il preciso obbiettivo di riarmonizzare le comunicazioni dell’intera rete interstiziale.

Al contrario invece, il massaggio specifico è destinato ad un azione più mirata e specifica, come ad esempio un particolare stato d’animo o una qualsiasi altra reazione psicosomatica. In questo caso il tipo di trattamento viene scelto tra gli innumerevoli protocolli del metodo creati appositamente per quello specifico disturbo.

Alcune mappe specifiche della RMI